Extreme concept


L’arrampicata libera e lo sci alpinismo anche estremo mi hanno formato fisicamente e mentalmente ma era un ambiente che mi stava stretto perché non mi permetteva di avere libertà di espressione.
L’ambiente montagna era comunque piccolo e limitato.
Dove voltavo lo sguardo vedevo sempre una casa, una macchina, un’altra persona, un traliccio della luce, un animale… Volevo l’estremo, quello vero, quello dove sei solo. Veramente solo. Senza alibi. Senza 118…
Portarmi all’estremo assoluto, fare qualcosa di grande che nessuno aveva fatto ma non per dimostrare qualcosa ma solo perché per me è sempre stato naturale che l’uomo possa arrivare ai limiti impensabili.
Non ho mai creduto al metodo di affrontare le cose passo dopo passo con crescente difficoltà. Anzi prima cogli sui denti la bastonata più grossa e prima eviti anni di piccole bastonate che si susseguono senza soste. Anche nell’esplorazione desertica è uguale.
E così dal 2001 iniziai a partecipare a delle gare in deserto considerate estreme, le più dure al mondo. Quelle del deserto le volevo fare tutte ma mi sono reso subito conto che di estremo c’erano solo i 2000 euro di iscrizione da versare a questa o quella organizzazione.
Ero un numero di pettorale mescolato ad altri numeri. Nel deserto certo, ma quale? Auto di servizio davanti, dietro, magari un elicottero sopra. Tende, medici pronti persino a curarti una vescica. Possibilità di telefonare a casa, alla morosa, alla moglie, in ufficio. Tavolo con computer dove la sera chattare o scrivere all’amico giornalista che poi ti propone nel giornale locale della tua zona come se fossi un eroe dell’estremo nel deserto.
Caro numero di pettorale pagante, pensavo, guardati attorno: pastori, nomadi del deserto che con quello che hai nel tuo zainetto per 5 giorni loro ci vivono un mese!
Ti lamenti di qualche vescica e sono qualche milione le persone in Africa e chissà dove, che non hanno mai usato un paio di scarpe con dei calli così spessi che se ci pianti un chiodo , il chiodo si piega.
E allora com’è la questione? Quello che per uno è estremo per l’altro è abitudine di vita.
Allora l’estremo è diverso a seconda di quello che sei.

 


Lavori in ufficio e sei sedentario? Estremo per te sarà correre due giri al parco di San Valentino.
Sei o pensi di essere un atleta eccezionale? Allora per te estremo sarà partecipare ad una gara cosiddetta estrema.
Ma non ti accorgi che corri o cammini seguendo un tracciato preciso dove ogni 5 o 10 o 20 km trovi i punti di controllo con tanto di tabella che ti suggerisce di sorridere perché c’è il fotografo che poi ti venderà il cd a 100 euro e che tu mostrerai tutto orgoglioso agli amici pensando di essere un estremo!!! E’ giusto che sia così!!
Ognuno ha il suo limite e raggiungerlo o spostarlo rende soddisfazione e stima a se stessi.
E’ giusto immedesimarsi nella parte dell’ esploratore con il bel berrettino da legionario, lo zainetto con dentro una lista di oggetti suggerita dall’organizzazione.
E’ giusto che uno si immedesimi in questa parte. Non uccidiamo il sogno. Perché è un sogno. L’unica cosa che nessuno può e potrà mai toglierci è sognare.
Sentirsi unici e grandi per una settimana di gara o gita nel deserto dopo aver passato 11 mesi di schifo facendo qualcosa che non piace e che detestiamo è un sogno.

 


E nel deserto tutti sono solidali con gli altri.
Si crea una sorta di autocompiacimento collettivo … hai visto il primo in classifica? .. quello è forte .. pensa non mangia carne … guarda il tuareg vestito di blu con il cammello …è uguale a quello del documentario del National Geographic..”. E via con le leggende metropolitane uso deserto… ”Per sopravvivere ha bevuto la sua urina… ha ucciso a mani nude un serpente e lo ha mangiato crudo…”.
Leggende metropolitane con cui, non ho nulla da spartire: Caspita! Ma come fate a parlare così? Hai mai provato solo una volta ad essere disidratato? Veramente disidratato? Non puoi bere la tua urina perché non ne hai più!! E preghi, implori, ti sforzi di poterla fare perché vuol dire che il danno non è irreversibile e che ancora non sei da trapianto di rene.