| Life vision |
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Se la comandi , invece di subirla, la morte ti conduce in vita. E’ l'unico modo per fare qualcosa che nessun uomo ha mai solo pensato di fare. Passare dove mai presenza umana è passata prima di me..”
D’altronde è un ultramaratoneta estremo specialista in terreni desertici con una filosofia che non lascia spazio a nessun dubbio: Max Calderan definisce estremo: IL LIMITE OLTRE IL QUALE SI NASCONDE IL PUNTO DEL NON RITORNO
Perché dopo aver partecipato alle gare definite da tutti “le piu dure ed estreme del mondo” mi sono reso conto che il termine estremo andava rivisto e ricollocato nella giusta concezione e nel giusto rispetto che si merita. Un termine abusato che bisognava assolutamente ridefinire Volevo fare qualcosa che nessun uomo ha mai fatto, passare dove nessuno è mai passato, compiere delle imprese che nessuno per molto tempo o forse mai potrebbe ripetere. INSOMMA, SPOSTARE IL LIMITE ASSOLUTO. Questo è il motivo che mi ha portato, in Qatar in Aprile 2006 , dove, primo uomo al mondo, ho percorso la diagonale più lunga dal confine con l’Arabia Saudita fino al Golfo Persico , 202 km non stop in 38 ore. A seguire l’Oman in Gennaio 2007 , primo uomo al mondo capace di correre 437 km sulla linea ideale del Tropico del Cancro dal confine con gli Emirati Arabi fino al Golfo di Oman in 90 ore e 20 min.Sempre non stop. In agosto 2007 il deserto del Wahahibah (Oman ) in piena estate , 200 km in 49 ore (+56 °C) Infine sempre in Oman 2008 ho percorso 360 km in 75 ore sempre in agosto con un caldo che a bruciarsi vivi era piu’ fresco.
Il progetto “RIDEFINIRE L’ESTREMO” è l’unica via , l’ultima, per riportare l’uomo alle proprie origini quando percorreva solitario centinaia e centinaia di chilometri completamente solo, con poco cibo , poca acqua , attraversando luoghi inesplorati. Quando ,già Homo Sapiens, dormiva 10- minuti con un occhio aperto e uno chiuso perché aveva paura di essere sbranato da una belva. In quest’ottica , il progetto , iniziato nel 2006, si chiuderà nel 2010 con un impresa che colmerà l’ultimo vuoto nella storia dell’uomo, l’ultimo luogo totalmente inesplorato del nostro pianeta, fatto di sola sabbia e incognite,dove gli stessi beduini non entrano perché temuto a tal punto che i loro stessi cammelli non vogliono entrarvi. Il deserto dell’EMPTY QUARTER in Arabia Saudita 1400 km .Il più grande deserto di sabbia del mondo.Lo attraverserà nella sua parte centrale unendo i due punti più estremi. Il luogo , dove , secondo Max è nato l’Uomo . “E’ qui il segreto della vita. Da qui l’uomo ha cominciato a muoversi nel mondo. Ed è non a caso l’unico luogo della terra privo di contaminazione umana, pulito da ogni energia negativa” Per arrivarci , la preparazione , le abitudini di vita ,l’alimentazione , la percezione di tutto quello che nella vita comune ci circonda è un percorso che ho iniziato da più di 25 anni, quando ho cominciato a rendermi conto che la mia strada sarebbe stata questa: arrivare al limite estremo nel luogo più inospitale della Terra: il deserto dell Empty Quarter. “Se sei capace di attraversarlo con la mente, il tuo corpo la segue” dice Max .
Sarò ,come sempre, completamente solo e porterò tutto con me : la fede in Dio Non porterò nessuno strumento hi-tech communication. Solo un GPS per la rotta. D’altronde, non ho bisogno di comunicare nulla a nessuno. Nessuno sa cosa esiste dentro l’Empty Quarter: vi è un alta probabilità di trovare l’IGNOTO ASSOLUTO. Il team che mi aiuta nella preparazione insiste nel farmi avere , cosa mai fatta prima, un sistema di rilevamento che permetta di rintracciarmi in qualunque momento. E’ contro la mia filosofia. Dirò di sì , e appena partito lo getterò per sentirmi come l’uomo che dallo stesso luogo migliaia e migliaia di anni fa uscì per scoprire il Mondo.. Ecco questo è il progetto, ciò che mi spinge ad allenarmi tutti i giorni durante la notte – di solito tra mezzanotte e le 6 del mattino- correndo solo sui boschi della pedemontana su in alto fino al Piancavallo e ridiscendere fino ai Magredi dove sulle pietre ritrovo il mio letto naturale per concedermi quei 10 minuti di microsonno che nel mio percorso significano il confine tra la vita e la morte.
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